sabato 3 maggio 2008

Federalismo in Italia, perchè no? Germania ed Austria esempi da seguire

Nei brevi soggiorni che durante l'anno faccio in Germania ed Austria mi sono trovato di fronte a situazioni che rasentano la perfezione, in cui i cittadini di questi illustri stati rispettano le regole alla lettera sfiorando a volte l'esagerazione.
A mio parere uno sguardo attento va dato alla forma di stato federale che, all'indomani della dittatura nazista, questa gente ha trovato come rimedio al vecchio centralismo statale.
Un federalismo vero, che a mio modo di vedere potrebbe funzionare bene anche nel nostro paese che spesso ha combattuto la centralità dello stato solo con slogan e proclami ma che in realtà la mantiena ancora intatta generando clientelismo e corruzione.

I Lander Tedeschi hanno una propria autonomia e valorizzano in pieno le tradizioni locali. Essi vivono in una quotidiana leale e positiva concorrenza dando luogo ad un sistema federale che rispetta in pieno l'unità nazionale.
Un pò come singoli fiumi che fanno il loro autonomo percorso ma alla fine sfociano tutti nel mare dell'unità. Tutti autonomi ma quando suona l'inno tedesco tutti sull'attenti, Nord e Sud.

I Lander sono dotati di veri e propri parlamenti locali, di un presidente del consiglio e da veri e propri ministri.
A livello nazionale i Lander sono rappresentati nell Bundesrat, una Camera Del Parlamento Tedesco composta da 69 membri eletti direttamente dal popolo. Essi sono i rappresentanti dei Lander.
La Costituzione regionale e le leggi regionali non possono essere, assolutamente, contrarie alla Costituzione centrale.
Lo stato centrale mantiene saldamente gli affari esteri, una parte del diritto tributario, il settore valutario e monetario, il traffico aereo, la dogana e le forze armate.
Mentre alle regioni spetta pienamente l'autonomia su università, cultura e scuola, polizia, diritto comunale, parte del diritto tributario, quasi tutta l'amministrazione interna.

La Costituzione tedesca lascia ampio respiro a tutte le tradizioni locali e a tutte le regioni.
Inoltre, prevede esplicitamente che le regioni ricche devono aiutare quelle più povere.
Ciò avviene in base a dei sistemi periodici di redistribuzione delle risorse e a delle procedure di controllo "serio" verso le regioni che hanno percepito gli aiuti.
Infatti il fine della Costituzione tedesca è quello di rendere omogenee le condizioni di vita dei singoli territori.
Anche dal punto di vista fiscale in Germania c'è la piena autonomia visto che la maggior parte delle tasse finiscono nelle casse dei Lander. Ogni regione paga le tasse per sè e soprattutto tiene in piedi autonomamente tutto ciò che appartiene ad essa.

In Italia si discute tanto di federalismo e le ultime elezioni, che hanno visto un grande successo della Lega Nord hanno portato il tema alla ribalta.
Quello che urge dire è che un sistema simile a quello tedesco potrebbe essere applicato anche nel nostro paese.
E' giusto che ogni singola regione abbia più autonomia.
Analizzando bene la situazione, con la nascita delle regioni, il nostro paese aveva già imboccato la strada federale ma troppo presto le autonomie locali sono state tali solo sulla carta.
Credo che un sistema federale in Italia serve soprattutto a non disperdere le responsabiltà che, come spesso avviene, non si comprende bene se siano di Comuni, Province, Regione o Stato.
Un primo passo deve essere l'abolizione delle province a favore di comuni più forti e regioni più autonome.

Federalismo non significa secessione, come troppo spesso i mezzi di comunicazione vogliono fare apparire chissà per quale motivo. Federalismo significa che ogni regione abbia le proprie responsabilità politiche e fiscali nella salvaguardia dell'unità nazionale.

Non condivido la paura di alcuni che pensano alla catastrofe meridionale nel caso di federalismo.
Sono convinto anzi che ciò potrebbe rappresentare una grossa oppurtinità per le straordinarie terre del Sud Italia.
Perchè di una più ampia autonomia ne dovrebbe beneficiare solo il Nord? Non vedo un solo motivo che giustifichi una tesi del genere.

Concludo con un episodio che mi ha fatto riflettere tanto.
Qualche tempo fa in occasione del referendum sulla devolution ho assistito ad un fatto alquanto curioso.
In Calabria, politici di tutti gli schieramenti, che fino a poco tempo prima si erano sfidati in tutti i modi pur di prendere il potere, all'improvviso si sono trovati con un'idea comune da sostenere: la lotta al federalismo.
Mi chiedo: perchè politici corrotti e collusi, alcuni dei quali oggi sono in carcere, sostenevano lo slogan comune dell'antifederalismo?
Certamente non per difendere l'ideale dell'unità nazionale.

mercoledì 2 aprile 2008

Omaggio a Karol Wojtyla

Rendo omaggio ad uno dei più grandi personaggi del secolo scorso.



La sua dolce e forte figura manca al nostro mondo, massacrato dalle ingiustizie e dalle guerre.

giovedì 13 marzo 2008

Se i treni fossero treni

Anni fa Andreotti disse che "esistono due categorie di pazzi: la prima è composta da chi si sente Napoleone e la seconda da chi pensa di mettere in ordine le ferrovie dello stato italiane".
A guardare bene la situazione dei nostri treni non c’è frase più azzeccata. Detto da un "uomo di stato" come lui fa un certo effetto e non da spazio ad equivoci.

A chi di noi non è mai capitato incappare nel ritardo di un treno? A chi di noi non è mai capitato di trovare un treno sporco? A chi di noi non è mai capitato di stare in piedi in un treno?
I nostri treni sono l’emblema dell’Italia che non va, sempre più vecchi, più lenti e più sporchi.Treni sporchi: Alcuni mesi or sono fece scalpore la situazione delle zecche e delle pulci nei vagoni. Oggi la situazione non è migliorata. Spesso, soprattutto nei treni regionali, ci troviamo di fronte a sedili maleodoranti, finestrini sudici e imbrattati, che disturbano la vista degli splendidi paesaggi dei luoghi percorsi, e a bagni sporchi fino all’indecenza. Spesso gli impianti di areazione non funzionano e capita di sovente che d’estate emanano area calda e d’inverno area fredda.
Eppure ogni anno alle Ferrovie Dello Stato la pulizia costa 190 milioni di euro.
Dove vanno tutti questi soldi? "A pensare male si fa peccato ma spesso ci si prende".

Treni lenti: I ritardi sono una costante dei nostri treni da sempre. Non a caso esiste il sito Ritarditalia che potrebbe anche essere considerato un servizio ma è l’emblema di come i ritardi dei nostri treni sono diventati ormai fisiologici.
Le statistiche parlano chiaro e nell’ultima indagine fatta da Legambiente risulta che quattro treni su dieci arrivano in ritardo. Ma spesso i viaggi dei poveri lavoratori pendolari si traformano in vere e proprie odissee.
Inoltre, negli ultimi dieci anni, sono aumentati anche i tempi di percorrenza dei tratti lunghi. Ad esempio, il notturno Milano – Reggio Calabria negli anni ’90 impiegava 13 ore e 55 minuti, oggi ne impiega 15 ore e 05 minuti: 70 minuti in più.

Treni vecchi: Il vero dramma dei nostri treni è rappresentato dalla loro ormai vecchia età. In giro per l’Europa si vedono, nella maggior parte dei paesi, treni nuovi.
Come scriveva La Repubblica tempo addietro “ spesso i treni sono più vecchi di chi li guida. Quasi la metà della rete ferroviaria è sprovvista di moderni sistemi automatizzati per le frenate d'emergenza. E a volte i meccanismi di blocco, nei tratti in cui sono installati, non possono entrare in funzione perché a bordo manca l'apparecchiatura in grado di captarne il segnale. Quando va male c'è l'incidente, quando va malissimo la tragedia”.
Quindi non solo treni vecchi ma ferrovie e
binari da medioevo a volte nemmeno in grado di supportare la velocità dei pochi treni nuovi ad alta velocità.

Accanto a tutto ciò dobbiamo aggiungere che i biglietti aumentano di prezzo senza offrire un servizio e che spesso la scomodità regna sovrana visto che la gran parte dei viaggiatori fa interi viaggi in piedi, specie nei periodi festivi. Senza dimenticare che in alcune regione del Meridione alcune tratte sono da terzo mondo.
Rispetto ai paesi dell’Unione, è il caso di dire, che viaggiamo decisamente più lenti e se osserviamo gli investimenti fatti da paesi come Spagna e Francia è davvero imbarazzante il confronto.

Un vero peccato aver sprecato quello che di buono era stato fatto in passato, soprattutto negli anni 30 e 40 quando fu costruita e rinnovata la maggior parte della rete ferroviaria italiana. Non dimentichiamo che siamo il paese del famoso ETR 200 uno dei treni più innovativi per l’epoca. E siamo il paese del Pendolino il primo vero tentativo di alta velocità in Europa.

Il treno è uno dei mezzi di comunicazione più importanti per i nostri tempi. Persone e merci dovrebbero viaggiare per la gran parte su strada ferrata.
Oggi non ci possiamo permettere di litigare per la Tav.

Se i treni fossero treni probabilmente ci sposteremo con più facilità e probabilmente potremo ridurre il numero di vittime degli incidenti stradali. Potremo evitare anche di essere schiavi di una categoria come i camionisti, che quando vogliono decidono di bloccare il paese e di ricattare i governi.
E probabilmente ci presenteremo meglio anche ai milioni di turisti che ogni
anno invadono il nostro paese e prendono i nostri treni.

In alto un treno ETR 200 che negli '30 fece il record mondiale di 200 k/h; in basso un capotreno degli anni '40

domenica 24 febbraio 2008

Culti del nuovo millennio:la nuova eresia?

Alcuni anni or sono, per motivi di ricerca, mi sono imbattutto nella lettura di uno starordinario testo, scritto da una delle più grandi antropologhe d'Italia, Cecilia Gatto Trocchi, intitolato Nomadi Spirituali.
Il testo parlava in largo e in lungo delle religioni del nuovo millennio, che fioriscono come funghi in molte parti del Nord America e in molte parti d'Europa, anche in Italia.
Devo dire che ero rimasto alquanto impressionato da quanto avevo appreso dal libro e oggi in una nuova rilettura ne rimango maggiormente sbalordito e turbato.
Queste nuove forme di religione si sono diffuse a partire dagli anni '70 nei paesi più industrializzati in particolare nelle grandi metropoli. Possiamo distingurle in vari gruppi.
Il primo gruppo è quello di matrice cristiana. Essi si riferiscono ad un cristianesimo di frangia. Il più consistente gruppo è quello dei Testimoni di Geova.
Il secondo gruppo è quello dei movimenti religiosi di origine orientali alternativi all'induismo, al buddismo, al tantrismo e alle religioni giapponesi. Questi nuovi culti ruotano intorno ad un capo carismatico che ha il fine di esportare in occidente i beni spirituali e religiosi della loro terra d'origine.
Il terzo gruppo è quello dei movimenti di matrice psico-spiritualistica che si presentano come portatori di sviluppo delle potenzialità mentali e fisiche dell'individuo. Questi gruppi ostentano caratteristiche dichiaratamente taumaturgiche e terapeutiche.
Infine i gruppi che si basano sulla magia come i nuovi movimenti esoterici a sfondo magico occultistico, neopagani e gnostici. Tra questi i più importanti sono le sette sataniche.

Se i primi due gruppi sopra citati possono considerarsi discutibilmente normali, gli ultimi due sono di una pericolosità estrema e rappresentano un vero e proprio cancro per la società.
Una particolare attenzione va data alle sette sataniche che in passato hanno avuto una grossa eco mediatica. Oggi se ne parla poco ma il fenomeno è assolutamente vivo nella sua pericolosità e assurdità.
Le sette sataniche hanno come caratteristica principale quella di rovesciare i principi del cristianesimo e attuare pratiche che appunto sono il contrario delle messe cristiane. Così, nelle mese nere, le preghiere diventano bestemmie e le croci sono capovolte.
Ma oltre al rovesciamento delle pratiche cristiane c'è anche un elemento sessuale estremo e perverso che ha come scopo la contestazione dei principi della vita.
L'autore a cui si rifanno le sette sataniche è Geoge Bataille.
Consiglio la lettura delle due sue opere Storia dell'occhio e L'Acefalo per rendersi conto di quali pratiche perverse e raccapriccianti si svolgono presso questi gruppi clandestini.Accanto alle sette sataniche vanno citati anche quei movimenti che hanno alla loro base la magia come mezzo di conoscenza alternativo alla razionalità. Uno dei casi più conosciuti è quello della Nazione Damanhur. Questo movimento ha sede in provincia di Torino e si presenta come una vera e propria nazione con un proprio capo, una propria moneta, una propria bandiera e addirittura sette dicasteri propri.
Per i membri della Nazione la magia è vissuta come scienza totale o somma di tutte le conoscenze. La magia deve essere messa in pratica, deve essere guida all'azione. In essa prevale il paganesimo e la tradizione egizia viene continuamente riproposta.
La cosa che colpisce è il vasto giro economico presente in questa comunità. Colpisce il perfetto matrimonio tra pratiche magiche e mercato.

Potremo citare altre decine di movimenti di questo tipo ma sarebbe troppo prolisso.
Ciò che interessa è comprendere che i movimenti sinteticamente citati hanno una caratteristica comune. Essi presentano una alternativa alla dispersione urbana, all'isolamento, alla confusione dei valori fondanti, alla crisi della famiglia e delle istituzioni.
Il crollo di una gerarchia organica di valori fa si che le religioni alternative offrono una reale ed affascinante via di salvezza.
Gli adepti di queste nuove forme di religione sono di varia estrazione sociale e di tutte le età. Giovani della media borghesia in primis ma anche operai e casalinghe.
Nelle grandi metropoli hanno grande trionfo la cartomanzia, l'occultismo, la medicina alternativa magico-energetico, lo spiritismo, la mania degli oroscopi. Ciò dimostra che queste nuove religioni possono tranquillamente seminare su un terreno molto fertile.
Comunque ci si muova il tema del sacro e delle religioni rappresenta tutt'oggi un tema delicatissimo e complesso.
Senza dubbio bisogna riflettere sulle fragili basi su cui queste nuovi culti poggiono ed in particolare sui valori, spesso volatili e superficiali, che cercano di divulgare. Se a ciò si associa il fatto che attorno ad essi ruotano milioni di euro allora, probabilmente, possiamo concludere che non si tratta che di contenitori vuoti che nulla hanno a che vedere con la religione. La loro struttura, i loro credi e i loro obiettivi danno l'impressione di una nuova eresia che minaccia sempre più frequentemente le basi delle religioni tradizionali.

lunedì 28 gennaio 2008

Buon Compleanno libro "Cuore": 120 anni di valori

All'indomani dell’unificazione italiana, tra tutti i problemi presenti nel nuovo regno, si affaccia sulla scena il famoso libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1888. Il libro, appartenente alla categoria del romanzo pedagogico-storico, gode fin dalla data della sua pubblicazione di un ottimo successo. Il suo stile è molto semplice ed elementare e lo stesso De Amicis qualche anno dopo parlerà di un manzonismo annacquato, criticando egli stesso la sua opera.

Ma, aldilà delle considerazioni strettamente stilistiche, il libro "Cuore" è rimasto una opera educativa per intere generazioni e i modelli proposti all’interno di esso sono forti e chiari, a volte esagerati per bambini di scuola elementare.

Il libro narra delle esperienze fatte durante l’anno scolastico da Enrico e dai suoi compagni di classe. Il ragazzo appartenente alla classe media, frequenta una scuola elementare dell’Italia post unità. Nell'opera sono inserite lezioni di vita del padre e della madre del ragazzo al figlio e dieci straordinari e commoventi racconti.
In tutto l’arco dell’opera prevalgono chiari e forti valori come la patria, la fratellanza, la famiglia e il rispetto per i genitori, il rispetto per le autorità, il valore della scuola e della cultura, lo spirito di sacrificio, l’obbedienza, la carità, l’eroismo, la dignità di chi lavora.

I commoventi racconti mensili mescolano l’amore per la patria agli esempi di vita impartiti dal maestro che ama i propri alunni come veri e propri figli.
Il modell
o di maestro-padre, che si ammala e soffre per i propri alunni-figli, presente nel libro “ Cuore ”, non va più di moda.
La figura dell’adulto come maestro di vita che deve essere rispettato solo perc
hé più grande è ormai un ricordo per i ragazzi di iPod e Play station.

Cuore è un testo risorgimentale in cui vengono citati gli eroi nazionali dell’unità e particolari eventi storici come le guerre d’indipendenza.
Le classi sociali sono tutte presenti. Il bisogno di cultura del popolo è una sua prerogativa che oggi non esiste più.

In realtà sarebbe bene che certi argomenti presenti nel libro sarebbero intelligentemente ripresi in chiave moderna.
L’amor di patria presente nel libro è ormai scono
sciuto a noi tutti italiani che lo diamo per scontato, questo Stato!
Il valore del rispetto per le autorità e per ogni indivi
duo, presenti nel libro “Cuore”, sono alla base di ogni società che si vuole ritenere libera e sana.

Oggi “Cuore” più che un’opera educativa per bambini potrebbe essere una vera e propria opera educativa per gli adulti. Infatti più che i bambini, certi valori presenti nel testo, ormai non più di moda, dovrebbero rivederli gli adulti e trasmetterli ai bambini.
Non voglio dire che i valori e gli esempi del libro "Cuore" devono essere applicati alla lettera, i tempi sono cambiati. Ma certi valori dovrebbero essere trasmessi in maniera decisa ai più piccoli, magari in chiave moderna. E ciò dovrebbe avvenire nelle famiglie ma anche nell’istruzione dove testi come il libro “Cuore” dovrebbero essere obbligatori, come lo erano un tempo.

Cuore è un patrimonio di valori che ci hanno regalato ben centoventi anni fa e noi ne dobbiamo far tesoro senza seppellirlo o sperperarlo.

Si può dire che la fortuna del libro "Cuore" si sia arrestata col 1968.
Con la rivoluzione studentesca, alcuni intellettuali considerarono il libro "Cuore" come morto e lo ritennero passato e fuori luogo. L’idea di un mondo senza dogmi sostenuta in quegli anni fece si che pian piano il libro “Cuore” venne bandito dalla scuola e insieme ad esso quei grandi valori presenti nel libro.
A distanza di tempo e guardando al microscopio la società italiana
di oggi, una domanda mi nasce spontanea: ce n’era proprio bisogno?


Nelle immagini:In alto copertina originale del libro "Cuore";
In mezzo, a sinistra, l'operaRichard e Percy Gracy
di Louisa Grace Bartolini;
In basso, a destra, Politici dell'Unità Italiana;




venerdì 18 gennaio 2008

Italia:le radici del caos

Questo è il cupo scenario della nostra cara Patria oggi. Questa è l'immagine che si ha di noi all'estero. El Pais, l' autorevole quotidiano spagnolo, parla di fallimento di uno Stato. Mai titolo fu più azzeccato.
Si tratta del fallimento totale di uno Stato che è letteralmente paralizzato di fronte alle tante, tragiche e quotidiane emergenze del paese e dei cittadini.

A qualcuno, alla maggioranza di noi, sfugge che i nostri antenati l'hanno sudata la costruzione e l'Unità di questo paese. Cavour, Mazzini, Garibaldi come commenterebbero questa catastrofe morale e sociale che stiamo vivendo ogni giorno?
Abbiamo distrutto, tutti insieme, nessuno escluso, i valori del Risorgimento italiano e in nome di quei falsi valori del '68 abbiamo massacrato la patria di Dante e Machiavelli.

Eppure il grande maestro Indro Montanelli l'aveva previsto già da un pezzo che il capolinea era vicino ed inevitabile. Ne aveva individuato in pieno le radici.
Invito il lettore a leggere attentamente questi due splendidi passi, con i quali mi ritrovo totalmente. Ognuno faccia un piccolo esame di coscienza e tragga le proprie conclusioni.

"Ormai sono giunto alla conclusione che la corruzione non ci deriva da questo o quel regime, da queste o quelle regole, di cui battiamo, inutilmente, ogni produzione. Ci deriva da qualche nostro virus annidato nel nostro sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino. Tutto in Italia ne viene regolarmente contaminato"

"Ad essere sincero fino in fondo, ho smesso di credere all'Italia. In un'Italia come questa dove anche una sceneggiata può bastare a provocarne la decomposizione. Sangue non ce ne sarà: l'Italia è allergica al dramma e per essa nessuno è più disposta a morire. Dolcemente in stato di anestesia, torneremo ad essere quella "terra di morti abitata da un pulviscolo umano" che Montaigne aveva descritto tre secoli orsono. O forse no, rimarremo quello che siamo, un conglomerato impegnato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giochi di potere e di interesse. L'Italia è finita. O forse, nata sui dei plebisciti burletta come quello del 1860-61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la sventura di appartenere. Per me non è più la Patria. E' solo rimpianto di una Patria."

Indro Montanelli

In alto un immagine morente del grande personaggio del risorgimento italiano Giuseppe Mazzini
A sinistra la bandiera del primo regno unito d'Italia
In basso, a destra,il grande Indro Montanelli

martedì 11 dicembre 2007

Santa Severina:una perla di speranza

Il mio paese natale si chiama Santa Severina . E'un piccolo borgo situato tra le montagne della Sila e il Mar Ionio, in Calabria. E' ritenuto uno dei cento borghi più belli d'Italia. Esso è un misto di culture e monumenti.


In particolare spiccano gli splendidi monumenti normanni e bizantini.
Vi invito sul blog Diaframmicrotone a leggere il post che ho pubblicato su questa perla del Meridione d'Italia. Spero farete un pensiero per visitarlo e trascorrere dei giorni felici tra natura e cultura.