domenica 26 luglio 2009

Buone vacanze

Auguro buone vacanze a tutti i lettori di Realismo Storico quest'anno volutamente avaro di post.


Con questo splendido scorcio di Zante, l'isola che diede i natali al grande Ugo Foscolo, Vi lascio un caloroso arrivederci.

domenica 24 maggio 2009

Ali e Radici

Ramazzotti fa undici. Ali e Radici, uscito il 22 maggio in cinquanta paesi, è infatti l'undicesimo disco in studio del cantautore romano. A due anni da E2, una raccolta che aveva visto la partecipazione di ospiti illustri fra tutti Santana e Steve Vai e a quattro dall'ultimo disco in studio Calma Apparente, l'ex ragazzo di periferia ritorna con undici pezzi inediti e uno acquistabile solo su i-tunes.
Ma non siamo qui nè per ricordare che il primo singolo del disco Parla Con Me è il brano più trasmesso dalle radio nè per ripetere che l'artista romano in venticinque anni di carriera ha venduto cinquanta milioni di dischi in tutto il mondo. A questo ci pensano già, abbondantemente, le stesse radio e la stampa di settore.
Quello che ci preme in questo post è ricordare che anche un disco pop può avere ottimi contenuti. Ciò per non incappare nell'errore superficiale di pensare che tutto ciò che è pop è banale canzonetta scontata.
Detto ciò, è obbligatorio ricordare che Ali e Radici non è l'album che avvicina alla musica di Ramazzotti chi non è abituato ad scoltarla. Nonostante le numerose novità musicali presenti l'album è tipicamente ramazzottiano. Il timbro classico del cantautore romano è presente in tutti i brani dell'album. Inoltre non ci sono duetti cosa a cui Ramazzotti ci aveva abituato fin dai suoi esordi.
Claudio Guidetti e Michele Canova Iorfida sono i co-produttori insieme allo stesso Ramazzotti. Nei testi Ramazzotti si affida al solito, ottimo, Adelio Cogliati diventato una sorta di alter ego di Ramazzotti.
La novità del disco è soprattutto nei testi dove, per la prima volta in venticinque anni ,i contenuti del dolce sentimento lasciano il posto a temi strettamente sociali. Non che Ramazzotti non aveva mai parlato di temetiche sociali, comunque sempre presenti. Ma qui c'è una netta e voluta prevalenza del sociale. Sarà che il periodo delicato e particolare che attraversiamo tutti?

Il disco si apre con la curiosa e travolgente Appunti e Note, la descrizione del mestiere di cantautore e la felicità di essere tale, la volontà di migliorare continuamente il proprio percorso musicale e la solenne promessa di impegnarsi per tutta la vita a dare il massimo come artista.
Nel singolo Parla Con Me si denuncia, attraverso un complesso e raffinato video, girato a Los Angeles, l'incomunicabilità delle persone. L a tecnologia che distrugge, se usata male, il dialogo tra le persone creando tra di loro barriere insormantabili.
In Nessuno Escluso è descritta la catastrofe creata da tutti gli esseri umani, appunto, nessuno escluso. Nel brano, probabilmente il più riuscito del disco, le parole sono sentenze che cadono pesanti come macigni "Non è questo il paradiso, quello che immaginavamo tutti noi, non c'è mondo più diviso, questo è il dato triste che ci rimane. Il vero giusto sai chi è ? E' l'uomo che sa prendere un pò di colpa anche per se".
Anche Non possiamo chiudere gli occhi affronta il tema sociale della violenza sugli esseri umani e sull'ambiente. Musicalmente il brano, arricchito dall'elettronica di Canova, ci ricorda musiche degli anni '80. Un bambino di 10 anni di nome Nino urla agli adulti di non restare indifferenti di fronte a certe tragedie. Nel brano c'è addirittura l'auspicio di un imminente risveglio delle coscienze.

Ma se il disco sembra essere attraversato da un pessimismo acuto, ci sono due pezzi che riportano speranza di rinascita. Il primo, Il Cammino, una bellissima ballad anni '60, è ispirata dai versi di Pablo Neruda "possono recidere tutti i fiori ma non possono fermare la primavera". Ramazzotti riutilizza i cori che danno armonia alla canzone. Il testo invita a non mollare mai anche nelle più dure avversità della vita.
Il secondo, Come Gioielli, è il pezzo più profondo dell'album. "Il sorriso di un bambino, il bacio di una madre, un gesto di fraternità, l'acqua limpida e sorgiva," sono valori da custodire gelosamente come gioelli. Sono questi i pilastri da cui ripartire per ricostruire una nuova società.
Bello anche il brano pop-rock di Affetti Personali, un vero e proprio inno all'amicizia. Che mondo sarebbe senza amicizia? Inutile o, quantomeno, vuoto.

E l'amore? Certo si parla anche d'amore altrimenti che Ramazzotti sarebbe! L'Orizzonte, Bucaneve, e Controvento son i tre brani che lo trattano. Il primo è una dolce melodia intonata dalla nota London Session Orchestra. Bello anche il pop di Bucaneve e l'ReB di Controvento.
Infine il brano Ali e Radici. Il desiderio dell'autore di dividere la propria anima tra le proprie radici e i nuovi voli che attendono una persona. Il desiderio artistico di restare ancorato alle proprie radici ma la voglia di seguire nuove rotte musicali, come alcuni pezzi dell'ultimo lavoro dimostrano.
Questo è Ali E Radici. Un disco semplice e complesso. Maturo, profondo e a tratti utopico nei testi, pulito, elegante e limpido nei suoni, di ampio respiro internazionale.
Tutto sommato un Ramazzotti cresciuto, sempre con i piedi per terra, contaminato positivamente dagli ospiti internazionali della precedente raccolta E2.

Un'ultima considerazione di carattere tecnico. Nel disco sono presenti musicisti di grosso spessore. Alla batteria Vinnie Colaiuta, alla chitarra elettrica Mike Landau oltre che l'eccezionale London Session Orchestra. Ramazzotti oltre che essere co-produttore del disco è impegnato anche in alcune parti strumentali. In Parla Con Me suona il mandolino e gli assoli di chitarra elettrica di Nessuno Escluso e di Come Gioelli sono suoi. Sarebbe il caso che gli addetti ai lavori nelle proprie analisi sottolineassero anche questi aspetti affinchè si facesse notare che Ramazzotti oltre che un ottimo interprete del pop nostrano è anche un musicista di buon livello come da venticinque anni dimostra nelle sue esibizioni dal vivo in tutto il mondo.

In alto a sinistra la copertina del nuovo lavoro di Eros Ramazzotti, Ali e Radici. In basso il cantautore romano impegnato alla chitarra elettrica durante il trionfale concerto di Roma(2004)

lunedì 6 aprile 2009

SOLIDARIETA' AGLI AMICI ABRUZZESI

In questi terribili momenti esprimo la mia vicinanza e solidarietà agli amici abruzzesi.

lunedì 9 febbraio 2009

Eutanasia e pena di morte: due lati della stessa medaglia

Quando si affrontano temi di carattere etico-morale si ha la sensazione che ogni parola di troppo sia sbagliata e che ogni giudizio sia superfluo. Se poi questi temi innescano battaglie politiche e addirittura scontri tra organi dello Stato ci rendiamo conto che la questione è di una delicatezza estrema.

Fatta questa precisazione d'obbligo, voglio iniziare questo post contro l'eutanasia partendo da una riflessione logica e naturale.
Quando alla fine del 2007 l'Onu approvò la moratoria sulla pena di morte furono tanti coloro i quali si ritennero paladini dei diritti dell'uomo. La difesa della vita era a tratti esagerata. Era il trionfo dell'uomo come essere rispettato, come essere vivente. Qualcuno di questi signori riteneva che quella moratoria era il punto di partenza verso l'abolizione totale della pena capitale. Si scorgeva all'orizzonte il successo completo del celebre libro di Cesare Beccaria, "Dei delitti e delle pene".
E a dire il vero quello fu un successo, se non altro perchè mise d'accordo intellettuali di varia cultura, religione e tendenza politica.
A distanza di qualche anno, molte di quelle stesse persone, che professavano il diritto alla vita e che portavano in piazza la loro difesa per la vita, si trasformano in difensori della morte, della morte che prevale sulla vita. All'improvviso si diventa difensori della buona morte(eutanasia).
Ora la domanda nasce spontanea: perchè se in Texas una sentenza condanna a morte una persona non esitiamo a definire che lo stato è criminale mentre se una sentenza decide di sospendere il nutrimento ad un malato la stato è portatore e difensore di diritti? Non è forse anche quest'ultimo un omicidio? Cosa cambia?

Entriamo nel merito del caso che sta riempendo le pagine dei nostri quotidiani negli ultimi giorni, il caso di Eluana Englaro, la ragazza rimasta in coma diciassette anni fa dopo un incidente stradale.
Purtroppo Eluana è morta qualche ora fa in seguito alla recente sentenza che ne ha deciso la sospensione dell'alimentazione.
Permettetemi di dire che quella sentenza ha sancito un'esecuzione in piena regola e ne spiego il motivo, a mio parere, incontestabile. Nessuno è in grado di togliere la vita ad un altro essere vivente e nessuno può togliere la vita a se stesso. E' su questo principio che si basa la mia critica assoluta ed inequivocabile all'eutanasia. Inoltre, nel caso in questione, non esistono volontà espresse da parte di Eluana ma solo presunte. Forse noi tutti, non ci scandalizziamo quando viene condannato a morte un presunto colpevole?
Ma ammesso e non concesso esisteva una volonta espressa di morire non si entrerebbe forse nella sfera del suicidio?
Come dire sono malato di cancro e mi tolgo la vita, identica cosa. La speranza viene decapitata e la sofferenza raggirata con la fine della vita.

Gli Stati Uniti da tempo hanno adottato il testamento biologico e addirittura nello stato dello Oregon esiste il suicidio assistito. Ricordando il caso drammatico di Terri Schiavo voglio solo ribadire di non imitare gli Usa in queste leggi mostruose che nulla hanno a che fare con la dignità dell'uomo come essere vivente.
Perchè i giudici americani calpestano i diritti dell'uomo quando condannano a morte una persona e li difendono quando fanno morire di fame e di sete un malato?Mi associo al dolore della famiglia di Eluana di cui ho un grandissimo rispetto. Però non ne condivido in assoluto la scelta.
Non dobbiamo aver paura di definire la morte di Eluana un'esecuzione in piena regola. Anche in questo caso i giudici si sono sostituiti al Dio supremo proprio come avviene nelle esecuzioni capitali.

In fine voglio dedicare un piccolo spazio ai tanti miracolosi risvegli dal coma fra tutti il clamoroso risveglio del siciliano Salvatore Crisafulli .
E se avessimo staccato la spina anche alle persone che poi si sono svegliate dal coma? Non avremo, forse, commesso un ingiusto omicidio proprio come quando si condanna a morte un innocente?

Non voglio consigliare leggi al legislatore ma solo ribadire che ogni legge che va nella direzione dell'eutanasia, va verso il trionfo della morte sulla vita e non della sana laicità dello stato. Queste leggi non hanno niente a che vedere con uno stato laico.
Eluana ha finito di soffrire ma non lo doveva decidere la belva umana ma semplicemente il Dio che ci ha creato.
"L'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna del dramma dell'uomo".

In alto un titolo della tragica vicenda di Ambrogio Fogar
In mezzo un lettino in cui vengono esguite le esecuzioni capitali in Texas
In basso Salvatore Crisafulli, risvegliatosi miracolosamente dal coma vegetativo

venerdì 12 dicembre 2008

Nostalgia di una tv sana

Alcuni mesi or sono scrissi un post sulla tv spazzatura. Anche in questo post voglio ribadire, come allora, la condanna verso la mediocrità della tv di oggi. Ma questa volta preferisco che a parlare siano le straordinarie immagini di questi splendidi video. In queste brevi bozze di trasmissioni si può chiaramente notare come alla base della tv del passato c'erano semplicità, serietà, cultura, qualità ed equilibrio morale. L'inutilità e l'ignoranza, anche nelle trasmioni più semplici, erano assenti.
Buona visione.

Cultura:




Semplicità:



Qualità:



Ancora, "arte"e cultura (anche in un semplice intervallo):

lunedì 3 novembre 2008

La prima guerra mondiale:da Kubrick al "nostro" 4 Novembre


Quando sento parlare di prima guerra mondiale mi vengono in mente generalmente due cose. La prima sono i racconti di alcuni reduci che quand'ero bambino mi raccontavano le loro esperienze vissute tra le trincee e la seconda è il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria".
Il film di Kubrick è probabilmente il miglior tentativo di descrizione della prima guerra mondiale. Il regista americano pone al centro della sua "opera" il rapporto tra generali e soldati e analizza la guerra in quanto tale, senza dietrologie o mezzi termini. Il realismo storico di Kubrick è raccapricciante e descrive in maniera cupa e cruda cosa fu quella guerra. Senza insistere tanto sulle scene di guerra e senza far ricorso al banale lieto fine descrive la guerra in maniera realista ed esemplare,direi unica. Le storie di vita che i soldati vivono in trincea, la paura della morte, l'onore di appartenere alla patria per cui combattere, la consapevolezza di una morte vicina e la speranza di ritorno a casa. Tutto ciò Kubrick lo descrive in maniera esemplare. Ve ne consiglio la visione.


Fatta questa premessa d'obbligo occorre prima di tutto dire che la prima guerra mondiale fu l'ultima guerra antica e la prima guerra moderna. Infatti ci troviamo di fronte alle prime armi moderne da un lato; dall'altro le strategie dei generali dei vari eserciti, le terribili battaglie corpo a corpo e le famose trincee dove i cadeveri si confondevano con i soldati e i topi e la fame divoravano i soldati che si apprestavano alle sanguinosissime battaglie. E' appunto nelle cupe trincee che nascono e muoiono rapporti umani, che dalla vita e dalla speranza si passa immediatamente alla morte e al dolore. E' qui che i soldati tra il ricordo di un amore lasciato e il desiderio di ritrovarlo combattono le loro battaglie.
E' in questo tragico contesto che vanno ricordate le famose battaglie di Verdun e della Marna (tra tedeschi e francesi), la battaglia dei Carpazi tra (Austriaci e Russi) e la stessa battaglia di Caporetto.


Si, perchè anche il nostro paese, schierato contro l'esercito austro- ungarico, prese parte alle operazioni di guerra. Anche i nostri soldati vissero quello che Kubrick descrive nel suo capolavoro. La testimonianza diretta di Delfino Borroni (nel video) l'ultimo reduce della grande guerra, morto qualche giorno fa, ne è testimonianza. E' testimonianza di come le pallottole vaganti potevano all'improvviso spezzare i sogni di un giovane ragazzo.
Senza ricordare passo passo le vicende belliche basta solo ricordare che il nostro esercito più volte fu umiliato da quello austriaco. Celebre fu la sconfitta di Caporetto, tanto celebre da entrare nel linguaggio comune del nostro paese ogni volta che si vuole citare una disfatta grave.
Ma dopo tante umiliazioni il nostro esercito, sotto la guida del generale Armando Diaz , sconfisse quello austriaco nella battaglia di Vittorio Veneto. Il 4 Novembre del 1918 si realizzava la tanta sofferta unità nazionale e fu così che il sacrificio di tanti eroi ebbe successo. Fu questo l'ultimo atto del Risorgimento italiano. Fu questo l'ultimo atto della tanto sofferta Unità d'Italia.


Ma aldilà delle vicende strettamente storico-militari è un obbligo ricordare che il 4 novembre è una festa nazionale. Tutti, a mio parere, devono sapere che il 4 novembre nacque l'Italia sul sacrificio dei nostri eroi. Non capisco perchè questa festa non debba essere un giorno di festa nazionale al pari del 25 aprile e del 2 giugno. Perchè nel corso degli anni il significato della festa è diventato sempre più sbiadito? Le migliaia di soldati che diedero la vita per l'Unità e la libertà del nostro paese non sono morti di serie "b". Nè tantomeno si deve avere timore di parlare di patria e ribadire che quegli eroi che combatterono corpo a corpo contro l'allora nemico austriaco lo fecero appunto per la patria.

Il ricordo di questi eventi storici è un "nostro" dovere morale, sta nella nostra identità e non dobbiamo rinnegare le cose più belle che restano di quest'Italia.

Il mio maestro delle scuole elementari, che ricordo sempre con grande affetto come un maestro di vita, ci ha sempre fatto rispettare e ricordare questo evento. Ricordo che venivano invitati alcuni reduci in classe a narrare la propria esperienza o si andava ai monumenti per ricordare i caduti.
Spero che anche oggi nelle scuole questa festa sia ricordata in maniera seria. Eventi del genere non si possono nè dimenticare nè metter in secondo piano se vogliamo che il 4 novembre nel nostro paese non si riduca solo al giorno delle elezioni americane.

Nel video in alto la testimonianza diretta dell'ultimo reduce della prima guerra mondiale Delfino Borroni morto a 110 anni il 26 ottobre 2008. In mezzo a sinistra la copertina del successo di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria". In basso a destra immagini di una trincea dell'epoca.

lunedì 13 ottobre 2008

Crolla Wall Street : un altro '29?

Con questo lungo-breve post non voglio fare un'analisi ecomomica della grande crisi finanziaria che sta dilagando in occidente ma piuttosto un'analisi storico-economica del fenomeno nel tentativo di comprendere se questa crisi di ottobre 2008 è paragonabile a quella dell'ottobre del 1929.
Le similitudini esistono e certamente la paura è tanta nonostante e per fortuna, nessuno di noi , se non qualcuno dei nostri nonni, abbia vissuto direttamente quella grave crisi.
Ma perchè la crisi del '29? Perchè a distanza di quasi ottant'anni il fenomeno si ripete nella sua gravità?

La crisi del 1929

Anche la crisi del '29 si manifestò nella sua prima fase con il clamoroso crollo di Wall Street. Per tutti gli anni venti i valori dei titoli erano stati incredibilmente alti e l'economia americana aveva conosciuto quello che qualcuno ancora oggi definisce "l'età dell'oro".
Ma nel 1928 in seguito al sovrabbondante raccolto si abbassano i prezzi dei prodotti agricoli, i ceti agricoli hanno meno disponibilità per l'acquisto di prodotti industriali, che restano invenduti.
In breve termine c'è una brusca contrazione della produzione che provoca un ribasso delle quotazioni dei titoli fino ad allora incredibilmente alti. Fu così che il gran numero di speculatori improvvisati e impreparati sono costretti a vendere prima ancora di pagare il 90% del valore del titolo. Dapprima le banche cercano di porre rimedio attuando forti acquisti ma in seguito sono costrette a liquidare anche i loro pacchetti più deboli.
Più o meno fu questa la trama di un tracollo finanziario che in poco tempo fece sentire il suo peso sull'economia reale di tutto il mondo.
Suicidi, fallimenti a catena. Le merci restano invendute, le banche restringono il credito e molte di esse chiudono e con esse anche tante imprese di produzione industriale. La produzione subisce una brusca contrazione; i commerci interni ed esterni si riducono; le attività edilizie si arrestano; i salari diminuiscono; crollano i prezzi dei prodotti agricoli; la disoccupazione è dilagante; in tre anni falliscono più di 5000 istituti bancari. In questa grave situazione economica campagne e città rivedono lo spettro della miseria.

Anche in Europa e in Italia la situazione precipitò abbastanza velocemente. Anche in Europa si susseguirono i crack bancari. Si iniziò nel maggio del 1931 con la viennese Creditanstalt seguita, nel luglio dello stesso anno, dalla tedesca Darmstädter und Nationalbank che trascinò con sè il fallimento di altre banche e il dimezzamento della produzione nazionale e la disoccupazione di circa sei milioni di tedeschi.
Una catastrofe in piena regola che, dagli Stati Uniti ,in pochi mesi si diffuse a macchia d'olio nel resto del mondo senza esclusione di colpi, ed è il caso di dire, senza risparmiare nessuno.

Crisi 2008

L'attuale crisi finanziaria ci riporta senza dubbio alla memoria la crisi del '29 sopra descritta.
Il crollo di wall street e il fallimento di Lehman Brothers, la difficile situazione di Morgan Stanley hanno sicuramente dimostrato che la situazione è drammatica. La causa della crisi va ricondotta allo sgonfiamento della bolla immobiliare e alla crisi dei mutui subprime. Il mancato pagamento di un gran numero di rate ha fatto si che le banche si trovino di fronte ad una grossa crisi di liquidità. Tutto ciò ha già avuto effetti in tutto il mondo occidentale. In Germania traballa il colosso Hypo Real Estate. In Italia Unicredit ha dovuto, per il momento ricapitalizzare.
Naturalmente anche in questa crisi la situazione non è facile e ciò lo dimostra la rincorsa ai vari vertici mondiali che gli stati leader del mondo stanno tenendo in questi giorni. Le politiche di breve periodo devono evitare che le banche falliscono trascinando con sè i propri risparmiatori.
Se ancora non possiamo azzardare dei paragoni con la grande depressione economica degli anni trenta alcune riflessioni sono d'obbligo.
Certamente oggi viviamo in un contesto storico-politico diverso di quello dell'epoca,. Oggi regna una relativa pace tra le potenze. Va poi aggiunto che grazie anche al nuovo soggetto Europa non verranno seguite politice di tipo isolazionista come fu nel '29. Inoltre, a quanto pare, i governi si sono resi conto immediatamente della gravità della crisi intervenendo subito,senza sottovalutare nulla, come per certi versi capitò nel 1929.
Ma, detto ciò, non va dimenticato che la crisi del '29 spazzò via anche quelle deboli democraziae dando il via a totalitarismi e a regimi in gran parte d'Europa.

Dunque alcuni dubbi son o leciti: le nostre democrazie sono mature a tal punto da evitare eventi politici di quel genere in seguito ad una grande crisi economica come questa? Come reagirà questo capitalismo al crollo della finanza ritenuta un suo punto cardine? Il nostro paese come affronterà questa grave crisi? Le carenze strutturali, che in Italia sono più accentuate che altrove, quanto peseranno?Le conseguenze saranno le stesse del '29?
Vedremo che sarà. Per il momento non potendo fare previsioni certe non ci resta che auguraci una politica economica decisa e comune che metta in primo piano la produzione e l'industria.
Così facendo potremo fare veramente i conti con la ricchezza reale, facendo ritornare la finanza una mezzo per trasferire ricchezza e non un fine. Solo così, a mio parere, si puo ridare al capitalismo nuova linfa e una nuova etica affinchè non avvengano più disastri economici del genere, in grado di condizionare gravemente gli equilibri sempre più precari del nostro pianeta.

In alto l'emblematico titolo di un quotidiano inglese che annuncia il crollo di Wall Street; In mezzo,una nota immagine del film "Tempi moderni" di Charlie Chaplin che incarna in pieno la crisi del '29. In basso il dittatore austriaco, una delle conseguenze politiche della crisi del 1929.